Carlo Speranza presenta una curiosità di acquariofilia Fish In Net



Dal taccuino di Carlo

Da oltre 43 anni vivo il mondo dell'acquariologia professionale.

In questa rubrica condivido curiosità, esperienze e approfondimenti nati da una vita dedicata all'allevamento, alla salute dei pesci, alla progettazione di acquari e all'evoluzione dell'acquariologia.


"Lo sapevi che...?" raccoglie fatti poco conosciuti, spiegati in modo semplice e basati sull'esperienza diretta, per aiutare ogni acquariofilo a conoscere meglio questo straordinario mondo.

Benvenuto nella rubrica "Lo sapevi che?" di Fish In Net


L'acquariofilia non è fatta solo di pesci, piante e acquari. È fatta di osservazione, esperienza, studio e continua scoperta.

Dietro ogni specie, ogni comportamento e ogni ecosistema si nascondono curiosità, spiegazioni scientifiche e storie spesso poco conosciute, ma fondamentali per comprendere davvero il mondo acquatico.

La rubrica "Lo sapevi che?" nasce con un obiettivo preciso: alimentare la curiosità e trasformarla in conoscenza. Crediamo infatti che la curiosità sia il motore che permette a ogni acquariofilo di crescere, indipendentemente dall'esperienza che possiede.

Gli articoli raccolti in questa sezione nascono dall'esperienza maturata in oltre quarant'anni di attività professionale, dall'osservazione quotidiana di migliaia di pesci, dal confronto con allevatori, ricercatori, aziende specializzate, associazioni di categoria e dagli studi che hanno contribuito all'evoluzione dell'acquariofilia moderna.

Qui troverai curiosità scientifiche, approfondimenti divulgativi, aspetti poco conosciuti della biologia dei pesci, testimonianze storiche, esperienze pratiche e riflessioni che hanno un unico obiettivo: aiutarti a comprendere meglio gli animali che allevi, rispettarne le esigenze naturali e osservare il tuo acquario con occhi sempre più esperti.

Per Fish In Net questa rubrica rappresenta una parte importante della nostra missione educativa. Insieme alle Guide Rapide, alle FAQ, all'Ospedale Online, ai video e ai contenuti realizzati con Charlie, contribuisce a formare acquariofili sempre più preparati, autonomi e consapevoli.

Crediamo che un acquario non sia semplicemente una vasca con dei pesci, ma una piccola finestra aperta su ecosistemi straordinari, capaci ancora oggi di sorprenderci e insegnarci qualcosa.



Questa rubrica cresce anche grazie a te

L'acquariofilia è un mondo in continua evoluzione e nessuno smette mai di imparare.

Se c'è un argomento che vorresti approfondire, una curiosità a cui non hai trovato risposta oppure una domanda che incontri spesso nei social, nei forum o nella tua esperienza quotidiana, raccontacela.

Le proposte più interessanti potranno diventare nuovi articoli della rubrica "Lo sapevi che?", contribuendo ad arricchire un patrimonio di conoscenze condivise a disposizione di tutta la comunità acquariofila.

Buona lettura e buona scoperta!

Nota sul diritto d'autore

I contenuti pubblicati nella sezione "Lo sapevi che?" sono di proprietà di TAF – Trans Aquarium Fish. La riproduzione, anche parziale, di testi, immagini e altri contenuti è consentita esclusivamente previa autorizzazione scritta dell'azienda.


Il più grande polmone della Terra non è la foresta amazzonica ma l'oceano

20 Luglio 2026 • #004


Lo sapevi che? Il più grande "polmone" della Terra non è la foresta amazzonica, ma l'oceano.

Quando si parla del "polmone del pianeta", quasi tutti pensano immediatamente alla foresta amazzonica. In realtà, dal punto di vista scientifico, il principale produttore di ossigeno della Terra è l'oceano.

La maggior parte dell'ossigeno presente nell'atmosfera viene infatti prodotta da organismi microscopici chiamati fitoplancton: minuscole alghe e cianobatteri che vivono sospesi nelle acque marine e che, grazie alla fotosintesi, trasformano anidride carbonica, acqua e luce solare in ossigeno.

Si stima che il fitoplancton sia responsabile di circa il 50-70% dell'ossigeno prodotto ogni anno sul nostro pianeta, una percentuale superiore a quella generata complessivamente da tutte le foreste terrestri.

Questo non significa che l'Amazzonia sia meno importante. Le grandi foreste svolgono un ruolo fondamentale nell'assorbimento dell'anidride carbonica, nella regolazione del clima, nella conservazione della biodiversità e nella protezione degli ecosistemi terrestri.

L'oceano, però, ricopre un ruolo ancora più vasto: oltre a produrre gran parte dell'ossigeno che respiriamo, assorbe enormi quantità di CO₂ e contribuisce a stabilizzare il clima terrestre.

Per chi ama l'acquariofilia questo rappresenta un motivo di orgoglio in più. Ogni acquario è una piccola finestra sul mondo acquatico e ci ricorda quanto gli ecosistemi d'acqua, dai più piccoli ai più grandi, siano fondamentali per la vita sulla Terra.

Proteggere gli ambienti acquatici significa proteggere anche il nostro futuro.


Pesci che cambiano sesso: fenomeno naturale dell'ermafroditismo sequenziale nel mondo acquatico

11 Luglio 2026 • Lo sapevi che...? #003

Pesci che cambiano sesso: uno dei fenomeni più sorprendenti del mondo acquatico

Quando si sente dire che un pesce può cambiare sesso, la reazione più comune è pensare che sia una leggenda. In realtà si tratta di un fenomeno perfettamente naturale, studiato da biologi e ricercatori di tutto il mondo e presente in numerose specie di acqua dolce e marina.

Nel corso di milioni di anni l'evoluzione ha selezionato strategie riproduttive molto diverse tra loro. In alcune specie conviene nascere tutti maschi, in altre tutti femmine, mentre in altre ancora il sesso può cambiare durante la vita in risposta alle esigenze del gruppo o alle condizioni ambientali.

Non si tratta di un'anomalia, ma di uno straordinario esempio di adattamento della natura.


Quando la natura decide chi deve diventare maschio

Uno degli esempi più conosciuti è quello dei pesci pagliaccio.

All'interno del gruppo vive una sola femmina dominante, generalmente l'esemplare più grande. Tutti gli altri individui sono maschi organizzati secondo una precisa gerarchia. Se la femmina scompare, il maschio dominante inizia una trasformazione biologica che, nell'arco di alcune settimane, lo porterà a diventare una femmina perfettamente fertile.

In questo modo il gruppo continua a riprodursi senza dover cercare un nuovo partner, aumentando le possibilità di sopravvivenza della specie.


Quando invece accade il contrario

Esistono anche numerose specie in cui il processo avviene nella direzione opposta.

Molti labridi, numerosi pesci di barriera corallina e altre specie marine nascono femmine. Con la crescita, oppure quando viene a mancare il maschio dominante, uno degli individui più grandi si trasforma in maschio assumendo anche livree più appariscenti, comportamenti territoriali e funzioni riproduttive completamente nuove.

Ancora una volta la natura dimostra di utilizzare la soluzione più efficace per garantire la continuità della popolazione.


E i pesci d'acqua dolce?

Anche tra i pesci d'acqua dolce esistono fenomeni molto interessanti.

Gli acquariofili conoscono bene le Poecilia, come Guppy, Molly, Platy e Portaspada. In alcune circostanze, soprattutto in età avanzata o in assenza prolungata di maschi, alcune femmine possono sviluppare caratteristiche tipicamente maschili, come modifiche della pinna anale, una colorazione più intensa o comportamenti di corteggiamento.

Questo fenomeno è dovuto a variazioni dell'equilibrio ormonale. Nella maggior parte dei casi non si tratta di un vero cambio di sesso completo e gli animali non diventano maschi fertili, ma rappresenta comunque un esempio di quanto la biologia dei pesci sia estremamente flessibile.


Una strategia evolutiva, non una stranezza

Dal punto di vista umano il cambio di sesso può sembrare qualcosa di eccezionale.

Per la natura, invece, è semplicemente una strategia per aumentare il successo riproduttivo.

Se in un gruppo manca una femmina, può essere più conveniente trasformare un maschio. In altre specie, invece, è più vantaggioso che una femmina di grandi dimensioni diventi maschio e possa fecondare numerose compagne.

Ogni strategia è il risultato di milioni di anni di evoluzione e rappresenta un perfetto equilibrio tra biologia, ambiente e sopravvivenza.


L'acquario ci permette di osservare la natura da vicino

Chi alleva pesci da molti anni può osservare comportamenti che spesso sorprendono anche gli appassionati più esperti.

Dietro ogni acquario non ci sono soltanto colori e forme spettacolari, ma anche relazioni sociali complesse, gerarchie, strategie riproduttive e adattamenti evolutivi straordinari.

È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell'acquariologia: ogni vasca è una piccola finestra aperta su milioni di anni di evoluzione.

Per questo motivo conoscere il comportamento naturale delle specie non significa soltanto soddisfare una curiosità scientifica, ma imparare a comprendere meglio gli animali che alleviamo e rispettarne le esigenze.

La natura continua a sorprenderci. Basta imparare ad osservarla.

Cane e acquario: riflessione sull'umanizzazione degli animali domestici e sul rispetto della loro natura.

 20 giugno 2026 • Lo sapevi che...? #002


Amiamo davvero i nostri animali... o li stiamo trasformando in esseri umani?

Negli ultimi decenni il rapporto tra l'uomo e gli animali domestici è cambiato profondamente.

Per molte persone il cane, il gatto e, sempre più spesso, anche gli animali d'acquario non sono più semplici animali da compagnia, ma veri membri della famiglia. Un cambiamento che racconta molto della nostra società.

Viviamo in un'epoca in cui le persone hanno meno tempo, nuclei familiari più piccoli e, spesso, una rete di relazioni meno ampia rispetto al passato. Gli animali rappresentano compagnia, equilibrio emotivo e, in molti casi, una presenza rassicurante nella vita quotidiana.

Tutto questo è un aspetto positivo.

Esiste però un rischio di cui si parla ancora troppo poco: l'antropomorfismo, cioè la tendenza ad attribuire agli animali pensieri, emozioni e bisogni identici a quelli dell'essere umano.

Voler bene a un animale non significa trattarlo come una persona.

Significa, al contrario, imparare a conoscerlo per quello che è.

Un cane comunica in modo diverso da un gatto. Un pappagallo ha esigenze completamente differenti da un coniglio. Un pesce ornamentale non può esprimere il proprio benessere attraverso il contatto fisico, ma lo manifesta con il comportamento, la respirazione, l'appetito, la colorazione e il modo in cui utilizza l'acquario.

L'esperienza insegna che molti problemi non nascono dalla mancanza di affetto, ma dall'eccesso di interpretazioni umane.

Spesso pensiamo di fare il bene del nostro animale, quando in realtà stiamo soddisfacendo un bisogno nostro.

Il rispetto nasce dalla conoscenza.

Conoscere la specie, il suo ambiente naturale, le sue esigenze alimentari e comportamentali significa offrirle una qualità di vita migliore.

L'acquariofilia, quando praticata con consapevolezza, insegna proprio questo: osservare senza pregiudizi, rispettare gli equilibri naturali e comprendere che ogni animale possiede caratteristiche uniche che meritano di essere conosciute.

Forse il modo più autentico di amare un animale non è renderlo simile a noi.

È imparare a vedere il mondo dal suo punto di vista. L'esperienza insegna che il miglior modo per prendersi cura di un animale non è immaginare ciò che prova, ma imparare a riconoscere ciò che ci sta realmente comunicando.

Danio assortiti (Danio rerio, Danio frankei e Danio rerio Gold) - pesci tropicali d'acqua dolce Fish In Net

30 maggio 2026 • Lo sapevi che...? #001

Lo sapevi che...? Il Danio rerio aiuta la ricerca medica

Quando osserviamo un piccolo Danio rerio nuotare in acquario, difficilmente immaginiamo che si tratti di uno degli animali più importanti per la ricerca scientifica moderna.

Conosciuto anche come Pesce Zebra per le sue caratteristiche strisce orizzontali, il Danio rerio è allevato da milioni di acquariofili in tutto il mondo grazie alla sua robustezza, al comportamento vivace e alla facilità di gestione. Tuttavia, dietro questo piccolo pesce si nasconde una caratteristica straordinaria.

Gli scienziati hanno infatti scoperto che il Danio rerio possiede capacità rigenerative molto superiori a quelle dell'uomo. In particolari condizioni è in grado di riparare tessuti del cuore, della retina, del sistema nervoso e di rigenerare parti delle pinne danneggiate.

Proprio per queste caratteristiche viene utilizzato da decenni nei laboratori di ricerca di tutto il mondo. Lo studio dei suoi meccanismi biologici aiuta a comprendere meglio i processi di guarigione, la rigenerazione cellulare e alcune malattie che colpiscono anche l'uomo.

Un altro aspetto che rende il Danio rerio particolarmente prezioso per la ricerca è la rapidità del suo sviluppo. Le uova sono trasparenti e permettono agli studiosi di osservare direttamente molte fasi della crescita embrionale e dello sviluppo degli organi.

Oggi questo piccolo pesce rappresenta uno dei principali organismi modello utilizzati in genetica, biologia dello sviluppo e medicina sperimentale.

La prossima volta che vedrai un Danio rerio nel tuo acquario, ricorda che non stai osservando soltanto un pesce ornamentale: stai guardando una specie che ha contribuito e continua a contribuire a importanti scoperte scientifiche.

Curiosità

Il genoma del Danio rerio presenta numerose somiglianze con quello umano. Per questo motivo molti studi genetici e farmacologici utilizzano proprio questa specie come modello di ricerca.

Nota editoriale
Gli articoli seguenti sono stati pubblicati originariamente su riviste specializzate di acquariofilia tra il 2016 e il 2017. Vengono riproposti in questa rubrica perché i contenuti sono ancora attuali e rappresentano parte del patrimonio divulgativo di TAF – Trans Aquarium Fish.

attenzione : i testi riprodotti sono di proprieta' di TAF Trans Aquarium Fish e non sono riproducibili neanche parzialmente se non dietro consenso scritto da parte dell'azienda.

Le origini dell'acquariofilia moderna - Lo sapevi che? Fish In Net

L'evoluzione in acquario : un mondo in cinque vetri

L'allevamento dei pesci a scopo ornamentale si perde nei secoli anche se per arrivare a quello che noi oggi intendiamo per acquario, quindi una vasca in vetro dotato di filtraggio e illuminazione bisogna arrivare a tempi ben piu' recenti.

In Italia l'evoluzione dell'acquario avviene , come quasi sempre accade, solo in un secondo tempo rispetto a cio' che invece accade nel resto d'Europa, in particolar modo Germania e Olanda.
Negli anni 50 e 60 il panorama acquariofilia in Italia e' abbastanza desolante, pochissimi negozi e aziende specializzate, un mercato decisamente poco sviluppato. Negli anni 70 il numero degli appassionati comincia a crescere anche se le tecniche disponibili sono ancora abbastanza primitive, acquari molto rustici incollati con mastice, sistemi di filtraggio molto rudimentali, per lo piu' a aria e pochissimi pesci importati , quasi tutti di acqua salmastra.
E' a partire dalla fine anni70/inizi anni 80 che scoppia il vero boom dell'acquariologia, sempre piu' aziende credono nel settore e cominciano ad investire nella ricerca e nella tecnologia, nuovi prodotti vengono creati per facilitare la vita di coloro che scelgono di ospitare in casa i primi acquari prodotti in serie a livello industriale.
Le importazioni di pesci crescono notevolmente, si affacciano sul mercato nuovi esportatori soprattutto dall' Asia che arricchiscono il numero di specie commercializzate.
Dagli anni 80 a venire ad oggi il mercato si e' sviluppato in maniera esponenziale, l'acquario si e' trasformato da oggetto di culto riservato a pochi facoltosi ne l'acquario facile, con costi alla portata di tutti ed accessibile anche alle persone meno abbienti.
Di anno in anno le mode si sono alternate, si e' passati dagli acquari salmastri e dai biotopi degli anni 70, all'acquario olandese degli anni 80 , fino all'acquario naturale degli anni 90 con le concezioni zen di professionisti asiatici per arrivare ai giorni nostri dove spopolano le tecniche di aquascaping con la creazione di panorami subacquei mozzafiato....
Se da una parte pero' la tecnica ha continuato ad evolversi, con l' invenzione costante di nuovi sistemi di filtraggio, di illuminazione, nuove concezioni di manutenzione degli acquari, ahime' lo sviluppo della cultura dell'acquario nelle persone, non e' cresciuto di pari passo.
Purtroppo ad oggi i veri appassionati dell'acquario e dei pesci sono ancora relativamente pochi e per appassionati intendiamo non coloro che acquistano l'acquario d'impulso, magari al supermercato , perche'il bambino vuole i pesci o semplicemente perche' e' d'arredamento e lo mettono al pari di un quadro....
l'appassionato vero e' quello che cerca di ricreare in cinque vetri un piccolo mondo acquatico, e' colui che non sceglie i pesci in base al colore ma che si interessa, si informa e cerca di ospitare in pochi litri d'acqua pesci che possano convivere tranquillamente, originari delle stesse zone tropicali quindi con necessita' ed esigenze similari di allevamento.
Crediamo quindi che questa sia la direzione da seguire, la riproduzione nell'acquario di casa di una piccola parte di natura, ovvero di un biotopo naturale, solo appassionandosi realmente a questo aspetto dell'acquariologia si continuerà nel tempo ad allevare in casa i pesci tropicali, colui che invece vede solo l'aspetto decorativo dell'acquario ben presto lo abbandonerà per dedicarsi ad un altro hobby e la vasca finirà irrimediabilmente in cantina.
Purtroppo molte persone sono disposte a spendere centinaia di euro per la vasca e per gli accessori da utilizzare come lampade ultra-tecnologiche , sistemi di filtraggio all'ultimo grido, ma lesinano quando si tratta di spendere qualche euro in piu' per l'acquisto degli animali .Se un pesce costa al di sopra di una certa cifra e' da scartare a priori, l'elemento di discriminazione nell'acquisto di pesce e' il piu' delle volte solo il prezzo e non il suo stato di salute, questo, non capiamo perché, ma viene messo in secondo piano. Si e' alla ricerca del negoziante che fa il prezzo piu' basso anche se questo il piu' delle volte e' sinonimo di poca cura nel mantenimento degli animali, poco tempo di quarantena e quindi poco garanzia sullo stato di salute.
Il futuro quindi, se un futuro vorremmo avere, dovra' portare ad una maggiore sensibilizzazione della cultura delle persone verso i pesci e gli animali in generale. Prima di acquistare un acquario occorre informarsi bene al pari di quando si decide di allevare un cane o un gatto, i pesci sono animali viventi che vanno rispettati nel loro ambiente, occorre dedicare loro solo un po' di tempo ma se di passione vera si tratta questo tempo sara' prezioso e non una perdita....


Pesce palla d'acqua dolce - curiosità di acquariofilia Fish In Net

I Sensi dei pesci:

Osservando il proprio acquario di casa, viene spontaneo chiedersi come i pesci vedano e percepiscano il mondo esterno... e' normale pensare che il mondo subacqueo sia ovattato perche' questa e' la sensazione che l'uomo prova quando si immerge in acqua. Ma la verita' e' totalmente differente: i pesci hanno sviluppato sensi molto raffinati, diversi dai nostri, ma sicuramente molto efficaci nel loro ambiente naturale.

VISTA: La vista e' uno dei sensi che il pesce ha sviluppato di meno, viene utilizzata per nutrirsi, captare movimenti e in linea di massima sfuggire ad eventuali aggressori nel caso di tratti di pesci predati. Piu' il pesce vive in acque profonde, minore e' la sua capacita' di vedere tanto e' vero che ci sono pesci che hanno atrofizzato gli occhi fino a farli sparire, tanto da risultare completamente ciechi.
Nella maggior parte dei pesci gli occhi sono posizionati ai due lati esterni, cio 'gli consente di avere una vista a 360° gradi , la visione e' monoculare ovvero ogni occhio riesce a mettere a fuoco oggetti diversi indipendentemente l'uno dall'altro. Nei pesci predatori gli occhi invece sono molto ravvicinati, cio' consente loro di avere una migliore visione, di mettere a fuoco lo stesso oggetto e quindi anche le prede.

UDITO 
: i pesci percepiscono i suoni in maniera differente da come siamo abituati noi e altri animali terrestri.
Non sono infatti dotati di vere e proprie orecchie esterne ma riescono a captare i suoni e le vibrazioni attraverso un organo interno,collegato al cervello e formato da due cavita' contenenti un liquido sieroso e corpuscoli calcarei che e' lo stesso utilizzato dal pesce per il suo equilibrio.

TATTO
: il tatto viene utilizzato molto poco dai pesci. Alcuni pesci utilizzano le pinne ventrali e i barbigli per riconoscere se l'oggetto e' commestibile , questo perche' in questi organi sono presenti i recettori del gusto. In linea di massima un pesce struscia con il corpo semplicemente per togliersi i parassiti presenti sulla pelle.
GUSTO
: il gusto viene generalmente recepito all'interno della bocca e del cavo faringeo attraverso sensori che riescono a distinguere il cibo da altre sostanze pericolose o poco appetitose. Per questo motivo il pesce assaggia tutto quello che gli capita a tiro, sputando poi fuori quello che ritiene non gradito. Anche i barbigli posizionati intorno alla bocca svolgono un ruolo molto importante cosi come le pinne ventrali che in una famiglia di pesci a cui apparatengono i gourami (trichogaster, colisa,betta, macropodus, ecc ecc ) sono molto sviluppate e allungate e rivestono un fondamentale ruolo tattile-olfattivo
OLFATTO
: La gran parte dei pesci, ad eccezione dei pesci con apparato boccale a ventosa, non utilizza le narici per respirare. I pesci, non avendo un naso con cui odorare e respirare, utilizzano, per fiutare cibo, delle piccole rosette sensorie, presenti in numero elevatissimo nelle narici, collegate al cervello. Solitamente i pesci ne posseggono due, una anteriore e una posteriore: l'acqua entra, pompata da muscoli, nelle narici anteriori, ed esce, dopo essere passata attraverso le rosette sensorie, dalle narici posteriori. In alcune specie con capacità visive limitate, e' presente una doppia coppia di narici, così che l'olfatto ne risulta notevolmente potenziato.
I pesci sono dotati di un ulteriore organo di senso non presente in altri animali se non in alcuni anfibi in stato larvale: la linea laterale visibile anche ad occhio nudo che parte dagli opercoli e arriva fino alla coda dell'animale.
La funzione di questa linea e' quella di far percepire anche variazioni di bassa frequenza e deboli campi elettrici, il pesce la utilizza per evitare scontri con oggetti fissi ed in movimento e nel caso di pesci con poca capacita' visiva anche per l' individuazione del cibo.


Come respirano i pesci - curiosità e approfondimenti Fish In Net

Una boccata d'acqua - La respirazione dei pesci

I pesci respirano come gli animali terrestri ma devono utilizzare l˙ossigeno disciolto nel mezzo in cui vivono, l˙acqua. La maggior parte dei pesci compie gli scambi gassosi attraverso le branchie, sottili membrane localizzate ai lati della faringe, protette dagli opercoli branchiali. Le branchie che corrispondo ai polmoni nei mammiferi, sono costituite da strutture filamentose, fortemente vascolarizzate.
Quando il pesce assume acqua, ricca di ossigeno, dalla bocca la fa passare attraverso le branchie a livello delle quali avviene l’assunzione dell’ossigeno e l’eliminazione dell’anidride carbonica.
Nelle branchie la circolazione del sangue avviene controcorrente rispetto a quella dell’acqua.

Questo sistema consente ai pesci di assorbire una grande quantità di ossigeno disciolto, quasi l’ottanta per cento.
Questi numeri ci fanno comprendere la necessità di mantenere un acquario sempre ben ossigenato.

Questione di taglia

La quantità di ossigeno necessaria ai pesci per respirare è inversamente proporzionale alla taglia, questo vuol dire che pesci di piccola taglia necessitano per respirare di quantità di ossigeno molto più elevate rispetto a pesci di grandi dimensioni.

Boccheggiare

Il sistema di ventilazione, il meccanismo per cui l’acqua si trova a scorrere a ritmo forzato lungo i filamenti, fa in modo che ad un pesce sia sufficiente aprire la bocca per far entrare l’acqua che andrà a fluire nelle branchie. L’apertura della bocca da una parte e la chiusura alternata degli opercoli branchiali dall’altra mantengono e regolano il flusso dell’acqua secondo le diverse esigenze di respirazione.
Questo è il motivo per cui i pesci sembrano "boccheggiare” continuamente.
Il labirinto è un organo molto particolare che dà ad alcuni pesci la possibilità di respirare fuori dall˙acqua e di immagazzinare l˙ossigeno per usarlo in seguito.

Pesci... fuor d˙acqua

Un discorso a parte va fatto per una famiglia di pesci denominati anabantidi o labirintidi, il cui nome deriva dal particolarissimo organo che permette loro di respirare aria.
Si tratta di una famiglia abbastanza numerosa di pesci (colisa, betta, trichogaster e altri), per lo più presenti in Asia ed in parte in Africa, che vivono in risaie, stagni e meandri calmi dei fiumi, tutte acque molto povere di ossigeno.
Nelle branchie - strutture filamentose e fortemente vascolarizzate che corrispondo ai polmoni nei mammiferi - la circolazione del sangue avviene controcorrente rispetto a quella dell˙acqua. Questo sistema consente ai pesci di assorbire una grande quantità di ossigeno disciolto, quasi l˙ottanta per cento.
Come detto, la caratteristica principale di questi pesci è il labirinto, un organo respiratorio aggiuntivo alle branchie che permette loro di respirare completamente o parzialmente l’aria e li rende così capaci di spostarsi fuori dall’acqua "a balzi” per cambiare pozza, fiume o risaia; in pratica il labirinto dà al pesce la possibilità di respirare fuori dall’acqua e di immagazzinare l’ossigeno per usarlo in seguito.
Situato nella testa, proprio dietro le branchie, l’organo labirintiforme è infatti formato da lamine a forma di rosetta attraversate da centinaia di capillari sanguigni che consentono l’assorbimento dell’ossigeno nell’aria atmosferica.

Bocca a ventosa

Ci sono poi altri pesci, come i Corydoras, che hanno modificato, per questa funzione, la parte terminale dell’intestino.
Nei pesci con la bocca a ventosa invece, l’acqua per la respirazione non entra dalla bocca, ma da fessure addizionali poste dietro la testa; la bocca viene utilizzata per altri scopi quali l’alimentazione e il mantenersi attaccati alle rocce in acqua a forte corrente.

La quantità di ossigeno necessaria ai pesci per respirare è inversamente proporzionale alla taglia, questo vuol dire che pesci piccoli hanno bisogno per respirare di quantità di ossigeno molto più elevate rispetto a pesci grandi.


Filtro biologico dell'acquario - perché è fondamentale per l'equilibrio della vasca

L'importanza della flora batterica

Nell’allestimento di qualsiasi acquario la scelta del filtro è un’operazione importantissima: questo componente infatti è il vero motore e l’elemento fondamentale per l’equilibrio della vasca ed il benessere dei suoi ospiti.

Il filtro purifica l’acqua dell’acquario rendendola limpida e cristallina.
Ciò è possibile grazie a un ciclo di trasformazione e decomposizione, operato dai batteri, di sostanze inquinanti presenti nell’acqua stessa. I materiali del filtro biologico non vanno mai lavati in acqua corrente.

Batteri buoni

Dato che l’acquario è la riproduzione di un ecosistema naturale, deve rispettarne le stesse regole.
Spesso invece si tratta di un ambiente a ciclo chiuso il più delle volte di dimensioni ridotte e con una quantità eccessiva di pesci; in questo ambiente gli escrementi, i resti di mangime e parti di piante morte diventano sostanze di scarto che se in alta concentrazione possono risultare pericolose se non addirittura mortali per gli ospiti della vasca.
Per evitare ciò, ceppi di "batteri buoni” che vivono nel filtro dell’acquario si occupano della trasformazione di questi elementi nocivi in altri che risultano innocui.

Passo dopo passo
Il filtraggio biologico, su materiali porosi, elimina dall’acqua i composti azotati (ammoniaca, nitriti) che sono pericolosi per i pesci e si formano dalla decomposizione organica dei rifiuti presenti nell’acqua e dalle urine degli animali. Su questi materiali filtranti si sviluppano diversi ceppi batterici tra cui i più importanti sono Nitrosomonas che ossidano la pericolosa ammoniaca in nitriti ed i Nitrobacter che trasformano i nitriti, ancora pericolosi, in nitrati, prodotto finale del processo pericoloso solo se si presenta in concentrazioni elevate.
Ecco le fasi del processo di filtraggio, passo dopo passo.

Sostanze tossiche

L’ammoniaca è il primo composto azotato che si forma dalle sostanze di rifiuto; dato che è molto tossica anche valori molto bassi possono essere mortali. L’ammoniaca si solubilizza in acqua anche in parte come sale d’ammonio, meno tossico ma più stabile solo a valori di pH inferiori a 7; ciò significa che ad aumento di pH corrisponde un repentino aumento di ammoniaca libera.
I nitrati non sono pericolosi se non in alte concentrazioni.

Alghe, no grazie

L’ammoniaca viene ossidata dai batteri Nitrosomonas in nitriti, composto transitorio meno tossico ma ugualmente pericoloso anche in piccole concentrazioni. I nitriti vengono poi a loro volta trasformati in nitrati, prodotto finale del ciclo azotato.
I nitrati non sono pericolosi se non in alte concentrazioni.

Le conseguenze di alte quantità di nitrati sono effetti indesiderati come la crescita di alghe di vario tipo, stentata crescita dei pesci ed azione inibitoria per la riproduzione degli animali.
Possono essere eliminati con regolari cambi d’acqua e con apparecchi più sofisticati chiamati denitratori nei quali particolari ceppi batterici li decompongono in azoto gassoso che si disperde nell’aria.
Il filtraggio biologico elimina dall’acqua i composti azotati pericolosi per i pesci.

Cambi d’acqua

I materiali del filtro biologico non vanno mai lavati in acqua corrente e se per qualche motivo dovessero essere puliti occorre usare una parte dell’acqua dell’acquario per non compromettere la flora batterica al suo interno.
Dopo i cambi d’acqua e dopo l’inserimento di nuovi animali occorre utilizzare flora batterica disponibile in commercio sotto forma liquida o in pastiglie che vanno ad integrare quelli che irrimediabilmente sono andati persi nell’operazione.


Aquascaping naturale con radici e rocce - ispirazione Fish In Net

S.O.S. acquario : gli errori da evitare

Quando si parla di acquariologia sono molti gli errori che si possono fare e che rischiano di avere conseguenze pericolose sulla vita dell’acquario stesso...

Il sogno di ogni acquariofilo è poter acquistare una vasca e il giorno stesso riempirla con l’acqua, i pesci e le piante in una volta sola. Come sempre la fretta è una cattiva consigliera e anche in questo caso non ci porta da nessuna parte. L’acquario è infatti un ecosistema basato su un equilibrio biologico: una volta che lo si è montato e riempito di acqua occorre lasciarlo maturare, il filtro è ancora sterile e ha bisogno del giusto tempo per riuscire a lavorare correttamente per smaltire le sostanze di rifiuto prodotte dagli abitanti della vasca.
Pochi per volta
 In questo caso, quindi, inserire tutti insieme i pesci diventa oltremodo pericoloso per la loro vita poiché il tasso d’inquinamento dell’acquario può salire in maniera velocissima diventando mortale. Il filtro va quindi fatto maturare lentamente, inserendo pochi pesciolini alla volta e permettendo così alla flora batterica insediata sul materiale filtrante di smaltire le sostanze organiche.
Soccorso... batterico
Per facilitare questo compito si possono aggiungere particolari prodotti, liquidi o in altra forma, presenti in commercio che altro non sono che batteri che vanno ad aiutare quelli già presenti in vasca. Questa operazione non consente comunque di inserire troppi animali in una volta sola.
L’acquario è un ecosistema vivente e non un quadro da scegliere in base all’arredamento della casa.
Piante finte, no grazie
 Un altro errore molto comune è quello di inserire nella vasca solo piante finte perché così danno meno lavoro. Non c’è niente di più sbagliato: le piante non hanno solo una valenza estetica. L’acquario infatti è, come detto sopra, un ecosistema chiuso che può funzionare solo con alla base un equilibrio biologico e questo va trovato cercando il giusto rapporto tra pesci e piante.
Oro colato
 Gran parte degli errori si potrebbero evitare affidandosi a operatori di settore che, guidati dalla passione prima di tutto, sappiano dare i consigli giusti per rendere più semplice l’avvio dell’acquario.
 Molte volte ci si fida ciecamente dell’amico acquariofilo o di tutto quello che circola sul web senza rendersi conto che non tutto quello che si trova su Internet è verità assoluta.
L’ideale è quindi farsi una propria esperienza, cercare notizie e informazioni servendosi di più fonti e scegliere il proprio negoziante valutando la preparazione della persona e la passione che riesce a trasmetterci.
Gran parte degli errori più comuni in acquariofilia si potrebbero evitare affidandosi persone esperte che sappiano dare i consigli giusti per rendere più semplice l’avvio dell’acquario.


Trasloco di un acquario - consigli Fish In Net

Una casa nel blu - il trasloco dell'acquario
Prima o poi nella vita di qualsiasi acquariofilo capita di dover "traslocare” il proprio acquario.I motivi del cambio possono essere molti ma nella maggior parte dei casi il "trasloco” avviene perché si è davvero deciso di cambiare casa oppure perché è giunto il momento, semplicemente, di trasferire i nostri ospiti in una vasca nuova e più capiente.

"Traslocare” è sempre un problema e quando si tratta di spostare un acquario non si sa mai bene come fare senza arrecare danni ai suoi ospiti, alla vasca e al suo arredamento. In realtà sono poche le regole da seguire e tutte quante dipendono dalla dimensione e dalla tipologia dell’acquario.
È sempre più facile spostare un acquario di acqua dolce che uno di barriera corallina ma con poche semplici accortezze non ci saranno complicazioni nemmeno nel secondo caso.

Annessi e connessi

Occorre per prima cosa togliere dalla vasca arredi come rocce, radici e tutto quello che nello spostamento possa danneggiare l’acquario. Dopo aver tolto una parte abbondante di acqua dobbiamo pescare i pesci riponendoli in sacchetti come quelli usati nei negozi di acquari.
Le piante possono essere lasciate in vasca purché si conservi un po’ d’acqua che permetta loro di rimanere umide; per aiutarle si possono coprire con fogli di giornale bagnati facendo attenzione a non danneggiarle.

Spostamenti delicati

Se la vasca è di dimensioni contenute, diciamo fino ad un massimo di circa 80 litri, si può, dopo aver tolto tutta l’acqua (ma è consigliabile recuperarne almeno la metà per il ripristino), lasciare la sabbia di fondo avendo l’accortezza di appoggiare la vasca su una tavola di legno per facilitarne lo spostamento. In caso di acquari più grandi è necessario svuotare la vasca per evitare danni nello spostamento.

Rinforzi... batterici
Il materiale filtrante non deve mai essere lasciato asciugare: l’ideale è metterlo in un contenitore riempito con l’acqua dell’acquario in modo da salvaguardare la flora batterica già presente.
Una volta immesso il materiale filtrante nella nuova vasca non bisogna dimenticarsi di utilizzare dei batteri che andranno a reintegrare quelli che nel trasporto sono andati persi.
Nei primi giorni della nuova vita dell’acquario occorrerà tenere sotto controllo i valori dell’acqua e intervenire tempestivamente in caso di problemi.

Una corsa contro il tempo

Il trasloco deve essere effettuato nell’arco di tempo più breve possibile in maniera da ridurre al minimo lo stress negli animali; anche se l’operazione è stata abbastanza veloce bisogna introdurre i pesci nel nuovo habitat con la massima cura, effettuando una acclimatazione lenta.
Prima del trasloco, specie se la nuova abitazione è molto distante rispetto alla precedente, occorre misurare i valori della nuova acqua per intervenire subito se i parametri si rivelano molto diversi rispetto a quelli della vecchia casa.


Quanto vive un pesce d'acquario? Curiosità Fish In Net

La durata di un pesce : lunga vita in acquario

Una delle domande che i proprietari di un acquario si pongono più frequentemente è: "Quanto potranno vivere i miei pesci? Che età potranno raggiungere?”.

In realtà queste sono domande alle quali è molto difficile dare una risposta e per le quali, anche nella letteratura specializzata, si trovano meno informazioni.
Fermo restando che una risposta univoca non è possibile, una delle certezze che abbiamo è che i pesci che da adulti raggiungono una taglia più piccola vivono potenzialmente meno rispetto a pesci che raggiungono dimensioni notevoli. Un’altra discrimazione importante è quella tra pesci che vivono in natura e quelli che invece vengono ospitati all’interno degli acquari ornamentali, dove il più delle volte muoiono per errori commessi dal proprietario della vasca, per cattiva gestione, per stress e malattia o per convivenze azzardate.

Tra i pesci che hanno una vita breve troviamo quelli appartenenti alla famiglia dei Killifish, che generalmente superano di poco un anno; a seguire ci sono esemplari di Betta con un’aspettativa di vita intorno ai due anni, poi troviamo i vivipari (molly, platy- guppy e portaspada) con una durata intorno ai cinque anni.

Freddo è bello
Un altro dato importante è se il pesce vive in acqua fredda o calda: in linea di massima un pesce di acqua fredda vive di più rispetto a un "collega” che invece abita in acque tropicali calde: questo perché il suo metabolismo è più lento e quindi anche tutti i processi fisici sono rallentati ed il ciclo vitale sarà più lungo. Generalmente anche pesci tropicali più evoluti, con un sistema sociale più complesso, come i Ciclidi, hanno una vita più lunga così come i pesci che depongono uova vivono più a lungo rispetto a quelli che partoriscono avannotti già vivi.

Pesci... "d’arredo”
Fare una statistica della durata media di vita di un pesce in un acquario è molto difficile anche perché generalmente l’appassionato dopo qualche anno si stufa dei pesci ospitati in vasca e decide di cambiare "l’aspetto” dell’acquario modificandone l’allestimento e sostituendo i pesci con altri di varietà diverse. I vecchi pesci nella migliore delle ipotesi vengono riportati al negoziante che a sua volta cerca di venderli a qualche altro cliente; in questo modo purtroppo si perdono le tracce dell’animale e anche di quanto è stata lunga la sua vita.

Un pesce rosso, Carassius Auratus, può arrivare a vivere anche più di trent’anni: non si può che sorridere, quindi, se si pensa all’acquariofilo alle prime armi che si vanta di avere allevato in vaschetta il suo animale anche qualche anno…

Una scelta consapevole
L’aspettativa di vita è un elemento fondamentale che il più delle volte non viene considerato al momento della scelta di un pesce da ospitare in acquario. Un acquisto responsabile dovrebbe invece tenere conto anche di questo fattore perché per esempio se si acquista un Colossoma Macropomum si deve essere consci del fatto che esso potrà rimanere con noi per tantissimi anni, quindi oltre alle dimensioni adeguate della vasca si dovrà essere pronti ad accudirlo anche oltre vent’anni…

Un mondo fra cinque vetri

Tra i pesci che hanno una vita breve troviamo quelli appartenenti alla famiglia dei Killifish, che generalmente superano di poco un anno, mentre tra quelli più longevi, oltre ai pesci rossi e Colossoma, troviamo Botia, cichlasoma, metynnis, pesci gatto e ancistrus. Naturalmente la sopravvivenza di un pesce, soprattutto in acquario, è legata ad una serie di fattori e di combinazioni tali che l’acquariofilo può solo cercare di fare del suo meglio per ricreare in cinque vetri una casa che sia davvero a misura di pesce.